
Pietra leggendaria, presenza di spicco in tutti i lapidari antichi, investita delle proprietà più recondite e risolutive.
Di certo lei è LA pietra del buon auspicio, una sorta di talismano con il quale, silenziosamente, mettersi d’accordo con i numi e con la buona sorte, ingannando gli accidenti che si potrebbero incontrare sulla strada.
Ma ho imparato che più una pietra si è guadagnata familiarità con le simpatie umane, più ha un aspetto nascosto; più si crede di conoscerla, inevitabilmente banalizzandone il carattere e le potenzialità, più che avrà di che sorprenderci.
A volte sembra proprio che le pietre più dimesse siano in realtà quelle capaci non solo di coprire un vasto ventaglio di richieste e necessità, ma siano anche talmente penetranti da adattare il loro carattere ad aspetti specifici e delicati, quasi invisibili, che richiedono estrema sensibilità e acutezza.
Questa strana creatura nella foto è Agata del deserto del Gobi (Mongolia), tirata in ballo nella stesura di una lezione monografica sulle pietre del deserto (che si è fatta desiderare non poco per la arsura dei contenuti e che ha messo a dura prova la pazienza dei miei ascoltatori).
A ribadire la sua famigerata capacità di scansare i malefici, acquista addirittura una forma fallica (esemplare sulla destra); e si sa da sempre che quando si vuole dichiarare con forza la propria risolutezza a vivere secondo le proprie scelte, senza interferenze, si mostra in bella vista la forma dell’apparato genitale maschile.
L’altro esemplare mi colpisce per la particolarità dei disegni e per la combinazione di verde oliva scuro e nero, presente in una delle bottiglie di Aura Soma per me più potenti. Nella equilibrium 102, Arcangelo Samael, ho scoperto una grande risorsa, dopo aver sentito per anni una profonda soggezione mista a riverenza nella contemplazione di quei colori imponenti.
Per questo e altri motivi che meriterebbero un approfondimento troppo lungo, per me l’Agata del Gobi verde e nera è una strega antica, spaventosa e dalla voce gracchiante, con le mani simili ad artigli e un bastone ritorto in mano per sorreggersi.
È una creatura antica e tocca una parte di noi altrettanto remota.
Sa ammonire e si sa anche trasformare, come nelle fiabe.
Di sicuro ci sa far fermare e provare quel sottile filo di paura, prima di agire, che forse ci farebbe tanto bene, dato che al giorno d’oggi pare essersi persa la misura dei limiti da rispettare.
Credo che incarni le forze più profonde della Natura che pulsano in profondità, pronte a chiederci il conto delle nostre scelte, e che fortunatamente è saggiamente ancora temiamo quando manifestano la propria indiscutibile supremazia nei nostri confronti.
E recuperare il dialogo con queste forze ancestrali di certo ci metterebbe al riparo da tante sciagure.
Buon mercoledì!

