Quella delle calciti è una numerosa famiglia, come una di quelle in cui i tanti figli dei capostipiti hanno messo al mondo altrettanti numerosissimi nipoti, in un crescendo rossiniano in cui c’è un moltiplicarsi di volti, voci, stature, diversi colori di capelli e di occhi.
Le calciti esprimono anche così la voglia di vivere di cui sono portatrici (anche se alcuni, con dei ricordi familiari non proprio entusiasmanti, inorridiranno davanti a questa immagine).
Ad oggi le calciti sono numerosissime, dalle più raffinate e sofisticate a quelle più divertenti, arrivando addirittura ad una categoria di calciti “gourmand” (hanno proprio nomi di cibi e la loro funzione è effettivamente nutriente: la calcite chocolate, la lemon, la pistacchio e la kiwi…solo per citarne alcune).
La manganocalcite non è nuova, anzi è presente ormai da tanto tempo nella famiglia delle calciti. Non dico che è una veterana ma di certo è una delle presenze più datate.
Delicatissima nel suo colore rosa tenue e bianco latte, è forse la più gentile tra tutte le calciti.
Potrebbe ricordare la consistenza di un bel dolce pannoso e invitante, come quelli che talvolta vengono preparati per i compleanni delle bambine, felici di festeggiare il loro giorno da principesse con tutti gli amichetti e le amiche.
Essa non ha la sacralità dello spato di Islanda; non manifesta gli arcobaleni che brillano nella sua trasparenza nè possiede la birifrangenza che rende la calcite incolore (ma anche la gialla, e quelle color miele, gialla, rosa…) così affascinante.
La manganocalcite presenta, quando lavorata, bande di colore per l’appunto rosa delicato e bianco latte che si alternano.
Non presenta trasparenze ma decisamente colori pastello opachi e morbidi.
E la morbidezza è una caratteristica peculiare di questa pietra; è il suo contributo prezioso nell’incontro con il reame minerale.
Sicuramente il primo ausilio che immediatamente essa offre, e che inizia dal contatto visivo (il primo incontro che si ha con le pietre è proprio quello visivo, e a seguire c’è quello tattile), è proprio quello della morbidezza che questa creatura conosce bene e che sa dispensare generosamente.
Aggiungerei come parola chiave, da affiancare a morbidezza, tenerezza.
Sì, la manganoclacite può essere catalogata interiormente come la pietra della morbida tenerezza. Questo modo di memorizzare serve solo a creare una base conoscitiva, affinché ci si possa poi aprire, più e più volte, ad un ascolto pieno e ogni volta nuovo, partendo però da un punto di radicamento efficace.
Spesso noto che, quando questo perno interiore manca, ci si avvicina alle pietre con una sorta di disorientamento, spaventati da un linguaggio, quello dei cristalli, che nessuno ci ha aiutato a ricordare.
Ma lo conosciamo più di quanto crediamo, e la naturale attrazione che l’uomo ha provato da sempre nei confronti dei minerali, integrandoli nella vita quotidiana, ne è la prova.
La manganocalcite è un abbraccio morbido e tenero: quello con il quale si avvolgono i cuccioli spaventati.
Pensate ad un bambino che si rifugia tra le braccia della mamma perché impaurito o perché è caduto: ecco, il semplice stare avvolto nello spazio accogliente, protettivo e contenitivo della mamma fa passare la paura, o la “bua”, a seconda del caso. Questa è la manganocalcite.
Noi possiamo diventare quell’abbraccio per noi stessi anche se siamo ormai grandi, adulti, e magari anche genitori. Se impariamo a darcelo, e a darlo a quel bambino ancora vivo in noi al quale potrebbe essere mancato, sapremo darlo anche agli altri. O a incarnare quell’atmosfera senza per forza compiere il gesto fisico.
È inutile negare che spesso ci sentiamo proprio bisognosi di una tenerezza incondizionata, anche se sappiamo tutta la teoria della vita e su come dovrebbe essere gestita.
Lo trovo, peraltro, profondamente umano e vero. Recuperare questa dimensione interiore per se stessi può permettere un sostegno a chi magari in quel momento si è sbucciato le ginocchia, e ha solo bisogno di essere consolato.
Questa capacità che offre la manganocalcite di saper stare, esserci, accogliere, è preziosa anche in un altro importante momento della vita, soprattutto femminile: l’allattamento.
Fase miracolosa e magica della vita di una neo-mamma, nella quale si mettono le basi del rapporto col proprio cucciolo e si pongono i mattoni, tra l’altro, per il sistema immunitario ed emotivo che quel piccolo avrà da grande.
Chi ha vissuto l’allattamento a richiesta sa che non è tutto rose e fiori: è estremamente faticoso fisicamente e provante psicologicamente.
Stare su un divano ore ed ore (poi dipende dai giorni e dalle fasi), indovinare le necessità del neonato e tirare fuori dalle parti più recondite di noi, donne contemporanee, tanta pazienza e dedizione 24 ore al giorno, è un’impresa eroica.
Oltretutto spesso non ci sono i necessari aiuti, nè tantomeno idonee informazioni su cosa significhi veramente tutto questo.
Spesso si parla della maternità come di una bellissima esperienza e non nego che lo sia; ma come per ogni cosa, ci sono aspetti d’ombra che meriterebbero la giusta preparazione attraverso una comunicazione limpida e consapevole.
Lungi da me giudicare chi sceglie altre strade come ricorrere al latte artificiale; i bambini crescono bene lo stesso.
So però che spesso questa scelta viene fatta per disperazione, esaurimento, e cattiva gestione dovuta, di nuovo, a errata informazione, e lascia nelle neo-mamme già affaticate moltissima frustrazione e senso di colpa.
Senza voler approfondire altri aspetti e tirare in ballo altri consigli (è un argomento che richiederebbe un approccio naturopatico), posso dire che dare la manganocalcite alle donne fin dagli ultimi mesi di gravidanza mi ha dato moltissime soddisfazioni.
Donne che al primo figlio non erano riuscite ad allattare “perché non avevano il latte”, hanno goduto di un allattamento al seno soddisfacente e sufficiente ad accompagnare il bambino al naturale momento in cui si è staccato da solo, iniziando lo svezzamento. La bellezza dei tempi naturali. E in questo sereno e profondo contatto ci si fonde, ci si conosce e ci si allea. Da un punto di vista di metafisica energetica e soprattutto in relazione alla salute del secondo chakra e corpo eterico, questo è tra l’altro qualcosa di potentemente benefico per entrambi.
La manganocalcite non fa venire la montata lattea; questo modo di ragionare è allopatico e non ha nulla a che fare con la modalità con cui le pietre ci riequilibrano. La manganocalcite ci rende talmente morbidi, pazienti e accoglienti, da sorreggere e stabilizzare quella bolla nella quale ci si dedica amorevolmente, senza farsi prendere dalla fretta o dalla intolleranza.
Ogni volta che c’è bisogno di nutrire un progetto, un’idea, una parte di sé, come si farebbe con un neonato, la manganocalcite farà espandere in voi le qualità suddette.
Non dimenticate la tenerezza, quella che si prova (mi auguro) davanti ad un cucciolo e che spesso non riserviamo a noi stessi.
Non si pretende che un cucciolo cresca prima del tempo, e talvolta anche noi, o certe cose della nostra storia, avrebbero bisogno dello stesso sguardo.
In ultimo, ma non per ordine di importanza, la manganocalcite ha a che fare con la celebrazione.
Celebrare in maniera rituale e non per farsi vedere sui social è alquanto importante. Vuol dire riconoscere dove si è, nel senso di averne coscienza. Vuol dire provare gratitudine, per nessuno in particolare e nello stesso tempo per la Vita tutta. Vuol dire condividere, e quella torta bianca e rosa è la mia ma la gioia sta nel condividerla con i miei amici e le mie persone care. Vuol anche dire riconoscere il sacrificio compiuto fin qui, e trasformarlo in festa, adesso e qui, per me e per tutti.

Vi auguro col cuore di incontrare questa dolcissima creatura. Ce ne sono tante di manganocalciti, in giro, nelle forme più svariate: economici burattati da portarsi duietro, bellissime sfere e cuori, Palm Stone e pendenti.
Consiglio in ogni caso non il grezzo, impegnativo da maneggiare perché estremamente delicato. Rischiereste di romperlo e non è facile da reperire, oltre che discretamente costoso.
Buon viaggio, buon incontro, e che la presenza gentile di questa pietra possa ammorbidire ogni cuore! È proprio lì, al centro del petto, che più che in ogni altro posto lei ama riposare.

“©️ 2025, Caterina Grazzini, tutti i diritti riservati”

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